28 Novembre 2011

APRIAMO LA MENTE

Il mondo in cui viviamo subisce cambiamenti sempre più repentini e difficili da decifrare per le persone comuni, si ha la sensazione di stare all’interno di un vortice dove gli eventi si susseguono all’interno di una successione apparentemente incomprensibile. Questa difficoltà di decifrazione rischia di demotivare i tentativi di comprensione, perché tutto appare troppo complesso e si ha l’impressione che in fondo sia distante dalla propria quotidianità e che si può vivere benissimo ugualmente ignorando tutto ciò e che comunque, se mai si riesca a sciogliere il bandolo della matassa, non si può intervenire fattivamente per dare il proprio contributo allo stato delle cose. I mezzi di comunicazione non vengono certo in aiuto: ogni giorno vengono date notizie che invece di contribuire a dare chiarezza al quadro, lo rendono più inestricabile, nascondendo la vera essenza delle questioni, omettendole del tutto con informazioni di nessuna utilità in alcuni casi. Si passa da un allarme all’altro, quando quello precedente viene dimenticato senza specificare se tale situazione sia stata risolta o meno, ma in breve tempo ciò viene dimenticato. Pertanto regna confusione a volte mista a paura, anche se sovente non si hanno i mezzi per capire se tali timori siano fondati o meno. Ogni informazione viene data con frettolosità, mentre i talk show, danno solo l’illusione che ogni parere possa essere divulgato. Gli interventi sono risicati e spesso i discorsi vengono troncati, rendendo impossibile la reale comprensione del contenuto che si prefiggevano di divulgare. Se qualcuno espone opinioni differenti da quelle abituali, questo viene interrotto in ogni modo, la regia addirittura può intervenire sospendendo la proiezione interrompendo il collegamento mandando la pubblicità. Sui giornali, nonostante le esigenze editoriali cui si devono misurare i giornalisti, perlomeno ogni discorso viene terminato  e non c’è lo stringente problema del tempo come in tv. Anche lì però la pluralità spesso è solo apparente: molte notizie vengono interpretate a seconda della linea editoriale del giornale, mentre altre vengono ignorate del tutto, attraverso un mirato sistema di filtraggio. Il cittadino per essere libero deve sapere, perché la consapevolezza senza possibilità di accesso alla conoscenza è impossibile. Esiste un mezzo completamente libero e molti lo utilizzano tutti i giorni: internet. In esso i ruoli di messaggero e ricevente sono intercambiabili  e ognuno potenzialmente può diffondere le proprie idee. Solo nella rete la pluralità è davvero possibile. Confrontando versioni diverse dei fatti libere da censura ogni persona dotata di senso critico può costruire  le proprie conoscenze attraverso la ricerca delle fonti e di ulteriori testimonianze e costruirsi la propria opinione senza lasciare che altri lo facciano per lei. Ma questo non basta: attraverso il confronto con l’altro, la discussione attraverso lo scambio privo di barriere preconcettuali e chiusure, lo scambio di idee, i cittadini invece di vagare come apatici viandanti in un mondo sempre più indecifrabile, potrebbero appropriarsi di un’inestimabile bussola per orientarsi e forse finalmente scegliere la propria strada.  
Spegniamo la tv e apriamo la mente.

 
02 Luglio 2011

DIFENDIAMO LA LIBERTA' DI INTERNET!

Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e fra qualche giorno un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c'è tempo da perdere. La prossima settimana l'Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti! (Da avaaz.com)

Ciò che rende un Paese civile è la libertà di espressione perché permette alle idee di circolare. l'unico media dove questo è possibile è internet, perché è l'unico non ancora controllato. Censurare internet significherebbe limitare lo sviluppo sociale e culturale del Paese, ma soprattutto rappresenta una coercizione intollerabile che calpesta un diritto che dovrebbe essere garantito dall'articolo 10 della Costituzione italiana. Davati a tutto ciò non si può restare a guardare.

Ecco il link alla petizione da firmare:
http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?rc=fb&pv=23

 
28 Giugno 2011

CI RIPROVANO

NO BAVAGLIO

DIFFONDETE

 
27 Aprile 2011

LA PROVA DEFINITIVA

Farmville




Questo basterebbe a dimostrare che qualsiasi ideologia basata sull'effettiva sovranità popolare è destinata al fallimento. Ma Karl Marx non poteva sapere nulla di Farmville.

 
23 Aprile 2011

QUELLO CHE NON DICONO

Decapitata la Sacra Corona Unita con la cattura di Francesco Campana -dichiara il Ministro della Giustizia Angelino Alfano - un concorrente eliminato".

 
22 Aprile 2011

C'E' POCO DA FARE

Le cose serie si dicono sempre qualndo si vuole far sorridere.

UN SORSO DI UMANITA'?

Meglio di no, non è potabile!

 
21 Aprile 2011

Articolo 1 del malcostume italiano

"L'Italia è un'oligarchia ereditaria e plutocratica fondata sulla marchetta".

 
20 Aprile 2011

Sono trent'anni che "Nun Te Reggae Piu"

Oggi si potrebbe dire principe William, Paris Hilton, Berlusconi e le sue donnine, i Modà, Neri Parenti, Vanzina, Vasco Rossi, Ligabue, il PD, Beppe Severgnini, Simona Ventura, Gerry Scotty, i Reality, le fiction...cambiano solo i nomi, nient'altro è cambiato..

 

 

 
17 Aprile 2011

IL VALORE DEL TEMPO LIBERO

Il miglior modo per giudicare una persona è vedere come impiega il tempo libero; il giorno in cui siamo più noi stessi non è né il sabato né il lunedì, ma la domenica, momento di tedio e angoscia per molti.

 
16 Marzo 2011

UN COMPLEANNO DA RICORDARE

Per i 150 anni dalla tua nascita i tuoi parmamentari ti regalano l'approvazione del decreto sulla riapertura di nuove centrali nucleari sul tuo territorio. Ti stanno proprio facendo la festa per il tuo anniversario.
Auguri, Italia.

 
11 Marzo 2011

QUESTO E' LO SCENARIO CUI RISCHIAMO DI ANDARE INCONTRO TUTTI

Come se non bastassero i danni che il terremoto e lo tsunami stanno causando in Giappone il governo di Tokyo ha dichiarato lo stato di emergenza per la centrale nucleare di Onagawa nella prefettura di Miyagi, in seguito al violento terremoto che ha colpito oggi il Giappone. Lo riferisce la Bbc. Il governo fa anche sapere che il processo di raffreddamento di uno dei reattori non sta procedendo come previsto. Alcuni quotidiani hanno ignorato questa notizia  e verrà passato sotto silenzio da molte fonti da molti perché scomoda. Ma chi legge queste righe si sturi le orecchie: si sta rischiando un disastro nucleare e questo è lo scenario cui si rischia di andare incontro usando queste tecnologie.

 
14 Febbraio 2011

SULLA MANIFESTAZIONE SULLA DIGNITA' DELLA DONNA

Di cosa ci dobbiamo vergognare

Solange Manfredi

Oltre un milione di donne ieri sono scese in piazza, e non solo donne, mobilitate per difendere i loro diritti e la loro dignità.
Che tristezza!
Sono bastate tre veline dei servizi e tre settimane di propaganda sui giornali per muovere la massa.

 

Mai vista una tale mobilitazione, anche per altri e ben più gravi problemi.

 

Non per la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che si possono violare i diritti umani di cittadini o gruppi di cittadini e poi coprirli con il segreto di stato; non per la depenalizzazione del colpo di stato; non per aver ceduto la sovranità del popolo ad un organo sovranazionale ed autoreferenziale, ecc..


“Se non ora quando”. A questo grido le donne sono scese in piazza chiedendo le dimissioni di Berlusconi. “Offende l'Italia” si grida nelle piazze. Eh si, offende l'Italia il fatto che il Presidente del Consiglio possa essere indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile.

 

L'Italia invece non si è sentita minimamente offesa dalle indagini che ipotizzavano nei suoi confronti i reati di:

 

corruzione giudiziaria,

 

finanziamento illecito ai partiti,

 

falso in bilancio,

 

corruzione,

 

falsa testimonianza,

 

appropriazione indebita,

 

frode fiscale,

 

traffico di droga,

 

concorso in strage (1992-1993),

 

concorso esterno in associazione mafiosa,

 

abuso d'ufficio,

 

concussione aggravata e minaccia....

 

Per questi reati no. Nessuno è sceso in piazza.

 

L'essere indagato per questi "reatuccci" non offendeva la dignità della nostra nazione, assolutamente no. Ma l'aver sollazzato il suo real augello con donne consenzienti, questo si, ci offende profondamente.

Non è così. La nostra dignità di donne è stata offesa, e viene offesa quotidianamente, da quelle donne, e sono tante, che litigano per poter andare alle feste di Berlusconi, che sono pronte a qualsiasi acrobazia erotica pur di poter ottenere ciò che non meritano. Berlusconi, come qualsiasi uomo potente, è assediato da donne che sperano di infilarsi nel suo letto per ottenere vantaggi e favori, non ha alcun bisogno di pagarle. Ne approfitta? Probabilmente. Potrebbe astenersi? Si. Il problema è che il presidente Berlusconi le inserisce nelle liste elettorali o a sedere sui banchi del parlamento? Abbiamo avuto, ed abbiamo, “onorevoli” ben più impresentabili, uomini con condanne definitive per reati gravissimi. Ma di più, abbiamo avuto sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della difesa, cinque volte ministro degli esteri, ecc..Giulio Andreotti che una sentenza passata in giudicato ha riconosciuto reo di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980.

Da http://paolofranceschetti.blogspot.com

Le donne che si offrono quotidianamente a Berlusconi non sono donne alla fame che devono piegarsi ai desideri del premier per poter mangiare. Non sono vittime, anzi. Ed è bene che questo sia chiaro a tutti.


Se c'è qualcuno che offende e calpesta la dignità delle donne sono proprie le donne. Noi ci siano offerte come merce, noi abbiamo fatto a gara per spogliarci sempre di più davanti a calendari, televisione, pubblicità. Noi corriamo a farci rifare le labbra a “canotto” e non certo perché siano belle, ed eleganti (non a caso quando una persona è elegante si dice: quella persona è fine). Le labbra a “canotto” hanno un solo messaggio da inviare al maschio che incontrano, e non è certo quello di trasmettergli la sensazione che da quelle labbra possano uscire discorsi colti ed intelligenti!

Ma il problema è un altro, ed è ancora più grave. Siamo noi. I problemi che abbiamo sono gravissimi ma, davanti a qualsiasi violenza o abuso (i nostri diritti costituzionali vengono calpestati dal governo e dalla comunità europea ogni giorno) restiamo immobili. Poi arriva un burattinaio che, attraverso una campagna mediatica e manipolando le nostre frustrazioni, ci fa scendere in piazza in oltre un milione non per difendere il nostro diritto lavoro, alla salute, all'istruzione, alla giustizia, ma alla dignità delle donne.

E' di questo che, davanti agli occhi del mondo, ci dobbiamo vergognare.
 
30 Gennaio 2011

Dichiarazione davanti ai giudici Alexandre Marius Jacob, 8 marzo 1905

Signori,
Adesso sapete chi sono: un ribelle che vive del ricavato dei suoi furti. Di più. Ho incendiato diversi alberghi e difeso la mia libertà contro l’aggressione degli agenti del potere. Ho messo a nudo tutta la mia esistenza di lotta e la sottometto come un problema alle vostre intelligenze. Non riconoscendo a nessuno il diritto di giudicarmi, non imploro né perdono né indulgenza. Non sollecito ciò che odio e che disprezzo. Siete i più forti, disponete di me come meglio credete. Inviatemi al penitenziario o al patibolo, poco m’importa. Ma prima di separarci, lasciatemi dire un’ultima parola...
Avete chiamato un uomo: ladro e bandito, applicate contro di lui i rigori della legge e vi domandate se poteva essere differentemente. Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello per assicurare la mia conservazione, per cui ho dovuto comportarmi diversamente. La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiedono un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l’avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. "Il diritto di vivere non si mendica, si prende".
Il furto è la restituzione, la ripresa di possesso. Piuttosto di essere chiuso in un’officina come in una prigione, piuttosto di mendicare ciò a cui avevo diritto, ho preferito insorgere e combattere faccia a faccia i miei nemici, facendo la guerra ai ricchi e attaccando i loro beni. Comprendo che avreste preferito che mi fossi sottomesso alle vostre leggi, che operaio docile avessi creato ricchezze in cambio di un salario miserabile, e che, il corpo sfruttato e il cervello abbrutito, mi fossi lasciato crepare all’angolo di una strada. In quel caso non mi avreste chiamato "bandito cinico", ma "onesto operaio". Adulandomi mi avreste dato la medaglia al lavoro. I preti promettono un paradiso ai loro fedeli, voi siete meno astratti, promettete loro un pezzo di carta.
Vi ringrazio molto di tanta bontà, di tanta gratitudine. Signori! Preferisco essere un cinico cosciente dei suoi diritti che un automa, una cariatide.
Dal momento in cui ebbi possesso della mia coscienza, mi sono dato al furto senza alcuno scrupolo. Non accetto la vostra pretesa morale che impone il rispetto della proprietà come una virtù, quando i peggiori ladri sono i proprietari stessi.
Ritenetevi fortunati che questo pregiudizio ha preso forza nel popolo, in quanto è proprio esso il vostro migliore gendarme. Conoscendo l’impotenza della legge, o per meglio dire, della forza, ne avete fatto il più solido dei vostri protettori. Ma, state accorti, ogni cosa finisce. Tutto ciò che è costruito dalla forza e dall’astuzia, l’astuzia e la forza possono demolirlo.
Il popolo si evolve continuamente. Istruiti in queste verità, coscienti dei loro diritti, tutti i morti di fame, tutti gli sfruttati, in una parola tutte le vostre vittime, si armeranno di un "piede di porco" assalendo le vostre case per riprendere le ricchezze che essi hanno creato e che voi avete rubato. Riflettendo bene, preferiranno correre ogni rischio invece d’ingrassarvi gemendo nella miseria. La prigione... i lavori forzati, il patibolo... non sono prospettive troppo paurose di fronte ad una intera vita di abbrutimento, piena di ogni tipo di sofferenze. Il ragazzo che lotta per un pezzo di pane nelle viscere della terra senza mai vedere brillare il sole, può morire da un momento all’altro, vittima di una esplosione di grisou. Il muratore che lavora sui tetti, può cadere e ridursi in briciole. Il marinaio conosce il giorno della sua partenza ignora quando farà ritorno. Numerosi altri operai contraggono malattie fatali nell’esercizio del loro mestiere, si sfibrano, s’avvelenano, si uccidono nel creare tutto per voi. Fino ai gendarmi, ai poliziotti, alle guardie del corpo, che, per un osso che gettate loro, trovano spesso la morte nella lotta contro i vostri nemici.
Chiusi nel vostro egoismo, restate scettici davanti a questa visione, non è vero? Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con il terrore della repressione; se grida, lo gettiamo in prigione; se brontola, lo deportiamo, se si agita lo ghigliottiniamo. Cattivo calcolo, Signori, credetemi. Le pene che infliggete non sono un rimedio contro gli atti della rivolta. La repressione invece di essere un rimedio, un palliativo, non fa altro che aggravare il male.
Le misure coercitive non possono che seminare l’odio e la vendetta. È un ciclo fatale. Del resto, fin da quando avete cominciato a tagliare teste, a popolare le prigioni e i penitenziari, avete forse impedito all’odio di manifestarsi? Rispondete! I fatti dimostrano la vostra impotenza. Per quanto mi riguarda sapevo esattamente che la mia condotta non poteva avere altra conclusione che il penitenziario o la ghigliottina, eppure, come vedete, non è questo che mi ha impedito di agire. Se mi sono dato al furto non è per guadagno o per amore del denaro, ma per una questione di principio, di diritto. Preferisco conservare la mia libertà, la mia indipendenza, la mia dignità di uomo, invece di farmi l’artefice della fortuna del mio padrone. In termini più crudi, senza eufemismi, preferisco essere ladro che essere derubato.
Certo anch’io condanno il fatto che un uomo s’impadronisca violentemente e con l’astuzia del furto dell’altrui lavoro. "Ma è proprio per questo che ho fatto guerra ai ricchi, ladri dei beni dei poveri". Anch’io sarei felice di vivere in una società dove ogni furto sarebbe impossibile. Non approvo il furto, e l’ho impiegato soltanto come mezzo di rivolta per combattere il più iniquo di tutti i furti: la proprietà individuale.
Per eliminare un effetto, bisogna, preventivamente, distruggere la causa. Se esiste il furto è perché "tutto" appartiene solamente a "qualcuno". "La lotta scomparirà solo quando gli uomini metteranno in comune gioie e pene, lavori e ricchezze, quando tutto apparterrà a tutti".
Anarchico rivoluzionario, ho fatto la mia rivoluzione, l’anarchia verrà!

Fonte: pubblicato on line sul sito Guerra sociale http://www.guerrasociale.org

 
15 Gennaio 2011

FRASI FAMOSE PERSE NELL'OBLIO

"Eppur si muove", disse Galileo Galilei in tarda età al cospetto di una giovane e formosa cortigiana.

 
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